|
|
Nasce così la teiera. Queste teiere, dove nulla è casuale o approssimato, dalle pareti setose e finemente levigate, famose per la loro sobrietà, rigore formale e armonie estetiche, furono esportate anche in Giappone che ben comprese la loro intima essenza. Ceramica Giapponese e Cultura Zen
Il periodo Momoyama (1568-1615) ha una grande importanza nella storia del Giappone perché segna il primo incontro con la civiltà occidentale: infatti la ceramica giapponese Momoyama, epoca che durò meno di 50 anni ma che gettò le basi del Giappone moderno, insieme con la ceramica Cinese Sung è la principale fonte di ispirazione delle ceramica occidentale. Per i ceramisti giapponesi la popolarità della cerimonia del tè creò un grande mercato: essi divennero ben presto altrettanti maestri di cui si ammirava l’originalità e l’impronta della loro personalità nell’argilla. Come già accennato, il tè era stato introdotto dai monaci cinesi che avevano scoperto in esso moderate proprietà stimolanti, in sintonia con la loro vita: al tè si chiedeva infatti di propiziare armonia, purezza e calma, senso di rispetto, tutti elementi fondamentali della comunità monastica.
La concezione Zen ebbe una influenza notevole sull’arte o cerimonia del tè, il Cha-no-yo (“acqua per il tè”). Infatti lo Zen, non potendo essere spiegato ma solo “mostrato”, insegna la partecipazione attiva alla vita di ogni giorno: possiede una intensa ritualità, ma fatta di pratiche quotidiane. Le ciotole Raku dalle forme irregolari , semplici e tuttavia molto raffinate trasmettono la forza e la personalità del loro creatore racchiudendo in sé l’essenza della cerimonia del tè. I primi maestri del tè furono sensibilissimi arbitri del gusto: è indubbio che l’arte del tè ha educato la cultura europea e prima ancora i giapponesi, ad indugiare per un attimo sugli oggetti, anche i più modesti, riflettendo sull’essenza della bellezza allo scopo di raggiungere l’armonia e tranquillità spirituale.
Armonia che si ritrova nella stessa cultura giapponese, dall’architettura all’abbigliamento (i Netsuke erano piccoli accessori creati per essere a stretto contatto con il loro possessore rispettando il bisogno di queste splendide miniature artistiche di stare nelle vicinanze umane per potersi sentire “vive”) dalla calligrafia intesa come mezzo di espressione della natura e dell’emozioni dell’uomo, all’haiku (componimento poetico - calligrafico), dal bonsai all’Ikebana. L’occidente ha spesso recepito queste ultime pratiche sotto un profilo tecnico (ad esempio semplicemente come “arte di disporre i fiori”), mentre nel quadro della cultura Zen hanno un preciso significato: ricreare con mezzi semplici e domestici un microcosmo universale. Bibliografia
Ringrazio Claudio Ramaioli del Laboratorio di Ceramica Permanente “Cascina Belcredi” di Sommo (Pavia) |
|||||
|
fraterraecielo.org
|